CAMPO VOLONTARI 2011
Ecco come è andata

>> I VOLONTARI DEL CAMPO 2011 SONO RIENTRATI.
ALMENO QUASI TUTTI…!

Niente. Ho il blocco creativo.
Da circa un quarto d’ora guardo lo schermo bianco, vuoto, che attende di essere riempito dai racconti sul campo di ottobre 2011, ma niente. Non so da dove cominciare… E non so nemmeno bene cosa dire… O, meglio, COME esprimere la marea di cose che si potrebbero raccontare su questo campo. Il problema è che non mi sembra abbastanza parlarvi di cosa abbiamo fatto in queste tre settimane: vorrei riuscire a trasmettervi anche le bellissime emozioni vissute e il perché queste tre settimane resteranno indimenticabili…
Le amicizie che sono nate, i rapporti che si sono tessuti tra le persone, le risate, i momenti di condivisione, la gioia, le sorprese, le reazioni ai momenti inaspettati… Ma come fare?!
Se vi dico “bisognava esserci per capire” giustamente qualcuno potrebbe mandarmi a quel paese…
Quindi perdonatemi se questo articolo fa’ schifo, è tiepido e insapore, ma di meglio proprio non arriva… Racconterò cosa abbiamo fatto, ciò che ci è capitato, e quello che abbiamo vissuto…
Per capire tutto il resto… Bisognava esserci!!!

Lunedì 10 ottobre, sera: il nostro viaggio comincia all’aeroporto di Malpensa, dove ci troviamo tutti e sette pronti a partire. Volo, Oman Air: 12 ore + scalo a Muscat ad una temperatura da cella frigo. Ma perché cavolo la compagnia aerea di uno Stato in pieno deserto tiene l’aria condizionata a palla?? Abbiamo viaggiato buttandoci addosso qualunque cosa fosse alla portata: felpe, maglie, sciarpe, le copertine omaggio, e soprattutto la speranza che una volta arrivati ci accogliesse il caldo sole della primavera inoltrata zanzibarina.
Ma, si sa, chi vive sperando…
Arriviamo il pomeriggio del giorno dopo: stanchi e congelati atterriamo a Stone Town sotto le prove generali del Diluvio universale. Almeno fa abbastanza caldo, ma c’è il 1000% di umidità (ci sudano anche i pensieri…) e naturalmente nessuno di noi si è sognato di portare l’ombrello.
Cominciamo bene, penso… È il mio primo campo volontari, prima volta anche come capocampista, e Zanzibar mi saluta così…
Ma poi scorgo la testa di Iddi che sbuca tra la folla accalcata all’uscita: che gioia! Iddi è membro dello staff WHY da tanto tempo: è il nostro autista, meccanico e magico riaggiustatore di qualsiasi problema ai mezzi, accompagnatore, e un sacco di altre cose… Sempre sorridente e pieno di scherzi, ci aspetta col pulmino per portarci via dal caos dell’aeroporto, dove nel frattempo abbiamo recuperato tutte le valigie (questo giro non ne hanno persa nemmeno una, un miracolo!).
Insieme a Iddi c’è anche Daniele, fresco di investitura a coordinatore della sede di Jambiani. Con Daniele siamo amici da tempo, è un volontario più che veterano di WHY e ad ottobre è diventato ufficialmente mio collega (faremo le dovute presentazioni con un apposito articolo). Sono felicissima di vederlo: lui ha cominciato proprio facendo un campo di volontariato con WHY, nel 2009, e sono certa che saprà rendere speciale anche il nostro campo!
Con Daniele abbiamo una marea di cose da raccontarci, ma prima di tutto bisogna pensare ai volontari: arrivati a casa, a Jambiani, ci sistemiamo nelle stanze e prepariamo la cena. La serata è breve, siamo tutti stanchissimi, e vengono date giusto le prime indicazioni logistiche prima che i volontari svengano sui rispettivi letti.
Fuori, la pioggia torrenziale non molla un secondo, tira il solito vento, e col buio fa pure freddo. Ma non era quasi estate?? «E’ quasi estate sì… Ma a quanto pare siamo tornati alla stagione delle piogge, sono giorni che non smette un attimo. Che vuoi… Hakuna matata!». Bestiaccia di Daniele, sei diventato mezzo zanzibarino anche tu ormai… Hakuna matata un corno che campo facciamo sotto il diluvio?… Ma sono troppo stanca per pensarci, e mi dimentico sul letto dopo aver chiuso bene bene la zanzariera: con questa umidità girano zanzare che sembrano elicotteri…

Al mattino del primo giorno di campo c’è il consueto meeting con lo staff locale. Presentiamo a tutti Mr Omar (responsabile degli asili), Juma (responsabile della guest house e guida per tutti), Haji (che si occupa di tutte le manutenzioni delle strutture), e la Mami (che cura la casa di WHY). Dopo le presentazioni Daniele porta i volontari a fare un tour in giro per Jambiani, per far conoscere il villaggio e dare le informazioni di base. Nel pomeriggio invece affrontiamo uno dei passi fondamentali per la buona riuscita di ogni campo: il calendario dei turni in cucina!

Col secondo giorno inizia il lavoro vero: in fondo tre settimane non sono molte, ho un programma di cose da fare lungo così: riusciremo a rispettarlo? «Sì… Pole pole, hakuna matata!» mi risponde Mr Omar. Da buona trentina affetta da precisismo ossessivo all’ennesimo hakuna matata ho un brivido… Guardo il mio programma sospettando che per la maggior parte andrà su per il camino…

Così, pole pole comincia davvero il nostro campo!
Il primo lavoro che affrontiamo fa parte del progetto “Raccontami una storia lontana”. Andiamo negli asili (sono già stati scelti Mwendawima, Kikadini e Jumbi) per raccogliere delle fiabe tipiche locali, i volontari ne disegnano le scene e poi le colorano con i bambini producendo il materiale da portare in Italia (nei prossimi mesi verrà fatto lo stesso presso alcuni asili trentini. Alla fine vorremmo realizzare un libro di fiabe tipiche di Zanzibar e italiane, bilingue italiano e swahili. Questo libro, presentato nelle scuole sia italiane che zanzibarine e accompagnato da foto e descrizioni della vita e delle abitudini dei piccoli autori, andrà a realizzare un progetto di gemellaggio e di scambio culturale che possa far conoscere e mettere in contatto le due diverse culture).
Nell’asilo di Charawe invece ci rechiamo carichi di coriandoli, stelle filanti, cartoncini colorati e colla per realizzare insieme ai bambini dei biglietti natalizi, sempre da riportare in Italia per un altro progetto. I bambini sono piccoli e poco abituati a fare lavoretti manuali in classe, ma i volontari hanno ottime idee e soprattutto una pazienza infinita: il risultato si rivela essere più che soddisfacente!
Le mattinate trascorse negli asili non si limitano ai lavoretti in classe: dopo i primi giorni la pioggia finalmente ci da tregua, e possiamo così uscire nei cortili a giocare con i bambini che apprezzano come sempre le attività ludiche.
Tra queste, nasce l’idea di improvvisare un piccolo teatro. Viene scelta la storia “Taste the moon”, favola che racconta la collaborazione tra gli animali della savana per riuscire ad assaggiare la luna. Vengono realizzate delle maschere di cartone per rappresentare gli animali, ma la parte più divertente è la recitazione: parliamo in swahili! Mr Omar con tutta la sua infinita pazienza ci insegna le battute, e tra le risate generali andiamo in scena negli asili. Kikadini, Mwendawima, Uzi, Unguja, … Certamente ci divertiamo più noi a vedere le facce perplesse dei bambini, ma Mr Omar è bravo a raccontare loro la favola, e a tamponare la nostra pronuncia stentata!

Nel pomeriggio gli asili sono vuoti, e in programma abbiamo parecchi lavori di manutenzione da fare.
Primo fra tutti, tipica attività di ogni campo che si rispetti, la decorazione delle pareti di un asilo, e per il campo 2011 è stato scelto Jumbi. Una volta decisi i soggetti didattici realizziamo gli stampi col cartoncino, tracciamo le sagome sul muro, e poi tutti al lavoro. Volontari, staff WHY e insegnanti dell’asilo: per tutti c’è un pennello e un vasetto di tintura. C’è chi è più bravo e chi meno, chi rispetta i contorni e chi macchia ovunque, chi azzecca i colori e chi li “interpreta” a modo suo… Il lavoro a Jumbi ci porta via diversi pomeriggi. Si mangia li, si lavora insieme… Alla fine delle giornate abbiamo macchie di colore ovunque, siamo stanchissimi e luridi, ma ci divertiamo tutti un sacco, e alla fine i disegni sono davvero belli!
Negli altri asili invece provvediamo alla manutenzione delle giostre in giardino, ridipingiamo le lavagne, rinnoviamo porte e finestre.

Un pomeriggio lo dedichiamo a fare ordine e inventario nel magazzino dietro la casa WHY. È strapieno di materiale mai consegnato, e utilissimo per gli asili: matite colorate, penne, gomme, colori, quaderni… Raccogliamo scatoloni interi, che lasciamo in consegna a Mr Omar: provvederà a distribuirli secondo necessità.
Una domenica mattina andiamo al lavoro anche nel campo dove realizzeremo il Polo WHY: la comunità ha organizzato squadre di persone per pulire il terreno, come contributo alla realizzazione del progetto. Uomini e donne di tutte le età, armati di machete, sfrondano la boscaglia che si è ricreata nel terreno. C’è anche l’anziano sheeha al lavoro! Con i volontari andiamo dunque ad aiutare: c’è parecchio da fare, e proprio quel giorno il sole decide di farsi spazio tra le nuvole, regalandoci tutto il caldo che non ha fatto nei giorni precedenti… Noi pallidi muzungu resistiamo solo qualche ora…!

Le giornate della settimana scorrono velocissime, ma questi volontari sono davvero efficienti e disponibili, e riusciamo a fare un sacco di cose!

Naturalmente non si lavora soltanto: Zanzibar mostra subito le sue bellezze, e non ci facciamo mancare i momenti di relax.
Facciamo una lezione di cucina locale con Asha, la nostra cuoca, e la cena a seguire è spettacolare.
Visitiamo il progetto ZAMA di Andrea e Sara, amici preziosi di WHY che da qualche anno insegnano l’apicoltura e hanno realizzato una cooperativa che sta avendo un grande successo.
Non mancano poi i classici tour: spezie, visita a Stone Town, safari blu…
Le serate scorrono tra partite a carte, chiacchiere infinite sotto le stellate pazzesche di Jambiani, qualche uscita nei localini della spiaggia, ma anche tranquille cene a casa dove condividiamo i pensieri sulla giornata, ci scambiamo confidenze, approfondiamo la reciproca conoscenza. Dal nulla nascono rapporti che, forse, verranno approfonditi, altri forse verranno lasciati andare col tempo… Resta la certezza che quei momenti rimarranno stampati nella memoria di tutti noi per sempre.

Con una velocità spiazzante arriva il penultimo giorno. Tempo delle valigie, della tristezza e della voglia di restare ancora e ancora… Per consolarci Daniele e Francesco, altro grandissimo amico di WHY, ci fanno un regalo incredibile. Ci portano al Paradiso. Ok, “Prima regola del Paradiso, mai parlare del Paradiso” ci fa promettere Dani… Ma come si fa a non accennare a questo luogo pazzesco? Una spiaggia mai vista, bordata da alte insenature di corallo scavato dallo scontro millenario con le onde, a quattro passi dalla barriera corallina… Nessuno, a parte noi e pochi pescatori, a godere dello spettacolo. Roba da lacrime agli occhi!
Ma non è tutto: dopo il Paradiso Dani e Fra ci guidano in mezzo alla shamba. Ma proprio in mezzo… Non c’è niente di niente in giro, solo sabbia arbusti e sassi. Ad un certo punto scendiamo in un crepaccio nel terreno e… Siamo in una grotta dove si trova una sorgente di acqua semidolce. Poca luce che scende a fasci dal soffitto, e l’acqua gelida ma incredibilmente trasparente: il tuffo è d’obbligo. Sembra la scena di un film!
La giornata si conclude con una cena di pesce insieme a tutto lo staff. Ci sono anche Francesco, Sandro ed Elga (altri ottimi amici che da anni aiutano WHY), e poi andiamo a ballare.

Arriva il giorno della partenza: come al solito affrontare l’irreale aeroporto di Stone Town rende il viaggio un’impresa, ancor prima di partire… ma anche questa è Africa!
Ripartiamo però solo in cinque!
Anna e Giuseppe hanno deciso di fermarsi. La loro esperienza di volontariato si concluderà a dicembre: potendosi fermare qualche settimana in più hanno cambiato la data di rientro. Il loro aiuto si sta già rivelando prezioso, e chissà quante esperienze potranno ancora vivere!
Salutiamo tutti col groppo in gola, e ripartiamo con il cuore zeppo di emozioni… Nemmeno la solita temperatura polare che ci attende nell’aereo riesce a raffreddare il calore umano che abbiamo assorbito in queste incredibili settimane!

Personalmente, sono molto contenta di come è andato il campo. Abbiamo lavorato tanto e bene, ma soprattutto siamo cresciuti tutti, e abbiamo imparato molto, da noi stessi e dagli altri. Tutti hanno sempre rispettato i compagni e gli impegni, e ogni lavoro è stato affrontato insieme e con la massima collaborazione. Ogni volontario ha dato a modo suo, con le proprie peculiarità e secondo il proprio sentire, ma con la delicatezza del rispetto reciproco riuscendo a creare equilibri che si sono sempre rivelati positivi.
Non sempre riesce questa alchimia, e di questo voglio ringraziare di cuore proprio i volontari: il campo è stato fantastico grazie a voi.
Un asante sana allo staff locale, che è stato eccezionale come sempre, attento ai bisogni dei volontari, disponibile, propositivo. Un gruppo sempre più compatto che è la grande risorsa di questa Associazione a Zanzibar: è la loro terra, e il lavoro che svolgono per essa, la passione che ci mettono, è davvero encomiabile.
Ultimo grazie, ma davvero speciale, a Daniele, senza il quale non sarei nemmeno riuscita ad uscire dal caos dell’aeroporto, il primo giorno. Grazie per tutto quello che hai fatto, per come lo hai fatto, e per averlo sempre fatto col sorriso di un amico. Benvenuto a bordo di WHY collega!

 > da Trento
>> Martina comunicazione e raccolta fondi WHY Onlus, per questa volta anche accompagnatrice di volontari a Jambiani. Yeah!

 

ECCO ALCUNE IMMAGINI DEI VOLONTARI