Eliana: COSA SI PUO’ PORTARE IN UNA VALIGIA

A Zanzibar mi sono portata cinque pantaloni, dieci magliette, una felpa con cappuccio che va sempre bene se viene freddo, i panta-pareo abbinati ad un top, una gonna sbrillucicosa, perché non si sa mai, più un certo numero di ricambi, t-shirt, foulard e scarpe per ogni eventualità. Pareo e costume, naturalmente. Mi sono portata dietro anche il diario, l’i-pad con un misto musicale, le carte da gioco, il cappellino con visiera per proteggermi dal sole, un libro e naturalmente, la mia inseparabile macchina fotografica.
Chissà perché ci portiamo così tante cose quando partiamo, bisogna avere tutto l’occorrente per non sentirsi impreparati, una sorta di coperta di Linus a cui aggrapparsi nei momenti di smarrimento.
Arrivata all’aeroporto di Stone Town ho capito che la mia  tenera valigia azzurrina non mi avrebbe salvato da tutto quello che avrei provato e che lì dentro non c’era nulla che poteva servirmi veramente.
Dopo l’aeroporto la strada, dopo la strada il mare, dopo il mare il buio. Si azzera tutto.
Il viaggio ricomincia quando andiamo tutti insieme nell’asilo di  Mwendawima e lì il mio cuore è esploso ed è continuato ad esplodere ogni volta che siamo entrati in una classe di una qualsiasi altra scuola gestita da Why. Tutte le volte i bambini sono stati  capaci  di comunicare emozioni vere, spontanee: gioia, entusiasmo, irruenza, paura, curiosità, senza filtri uscivano fuori come una cascata.
Felicità nell’essere in un piccolo pezzettino di terra africana in cui i Karibu delle donne e degli uomini del posto ricaricano di entusiasmo. Dove la diversità che percepisci i primi giorni diventa  inesistente quando al di là delle cose, del tempo e  degli spazi si condividono pezzettini di vita che appartengono a chi ci ha accolto nella propria terra mostrandosi sinceramente con orgoglio così com’è. È a queste emozioni che mi sono aggrappata e che ho racchiuso nel mio cuore e che tenterò di trasferire come una malattia a chi incontrerò.
A  Venezia mi porto il suono assordante del mare, il fruscio delle palme nel buio della notte il profumo di alghe e sabbia, le stellate nere nere. Gli occhi buoni ed  attenti  di Mr Omar, i sorrisi imbarazzati e fieri della Mami, la leonessa di Jambiani, il racconto delle svariate mogli di Idi, l’intelligenza pura di Juma,  Haji, la passione e l’impegno di ognuno di loro nel lavoro di tutti i giorni.
Dani premuroso sempre, a suo modo anche con il tormentone “Se telefonando” per sopperire alla mancanza di una radio. Anna, Evelin, Giuseppe, Laura, Marco, Martina, rigorosamente in ordine alfabetico, compagni di campo accomunati da un forte senso di responsabilità verso il nostro volontariato e per questo capaci di unire tutte le nostre differenti energie. Della precedente valigia faccio a meno di tutto ma non dei miei 1050 scatti, ricordo di questa stupenda esperienza.

> ottobre 2011
> Dai volontari
>> Eliana

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