I RICORDI DI ALESSANDRO

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Secondo me bisogna essere convinti di quello che si vuole andare provare a fare, perché un conto è sentirsela raccontare l’esperienza, un’altra cosa completamente è viverla.
Quando ho deciso di candidarmi al Campo WHY 2013 non ho pensato a con chi sarei andato, ma cosa avrei potuto dare e a quanto l’esperienza avrebbe potuto arricchirmi dentro, nei sentimenti.
A posteriori dico che rifarei la scelta al 100%, del resto penso che anche conoscere persone nuove sia una cosa positiva da fare.

Dunque cosa dire dell’esperienza…
Non so per quale caso, fortuna o altro ho avuto il privilegio di essere stato scelto per partire (lo so che c’è sempre scarsità di uomini, anche se non mi spiego il perché…) ma dato che adesso posso dire di esserci stato, raccontiamola un po’…

Intanto il gruppo: io già dal primo incontro avevo avuto sensazioni molto positive dalle mie compagne di viaggio. Credo che in qualsiasi ambito la “buona compagnia” faccia un’alta percentuale della buona riuscita “dell’evento” a cui si parteciperà.

Jambiani… Che bel posto, un villaggio di persone semplici, bello da vivere.

Sara e Andrea: i nostri coordinatori, credo che organizzare il Campo WHY 2013 in maniera migliore era davvero difficile. Abbiamo fatto i lavori che ci si era prefissati di fare, visitato tre asili, conosciuto e vissuto le bellezze e le culture dell’Isola.

La “vita da campista”… Le nostre giornate tipo erano circa così:
sveglia intorno alle 7.30
mitica colazione relax in terrazzo
ore 8.45 circa inizio delle attività programmate
ore 13 pranzo spesso presso case dei locali o negli asili assieme alle maestre
ore 17 corso di italiano al Polo di WHY
ore 20.30 cena a casa WHY

Quando andavamo negli asili, la mattina, si stava sempre insieme ai bimbi. Si partiva prima dal progetto “Raccontami una storia lontana!” accompagnato dalla scenetta con i burattini, poi si (tentava) di fare disegni insieme, e poi tutti fuori in giardino a giocare… E quanto ci si divertiva, ti saltano letteralmente in braccio! A Mtende dopo 2 ore “assalito” da tutti quei bimbetti inesauribili ero sfinito… 🙂

Poi, salutati i bambini, si pranzava assieme alle maestre con i cibi locali cucinati dalle donne del villaggio che erano già al lavoro al nostro arrivo, quindi prima delle 9… I pranzi a casa della gente locale sono stati esperienze indimenticabili, almeno per me… Bellissimo davvero!

Presso il Polo WHY, nei pomeriggi, sono stati fatti lavori di pittura cancelli e porte, ordine e pulizia di ufficio e magazzini, che ora sembrano avere una parvenza più idonea 🙂
Inoltre, abbiamo tenuto le lezioni di italiano, e dalle 15 presenze della prima lezione siamo passati alle 30 dell’ultima, senza contare i bambini…!

Poi, certo, abbiamo fatto anche un po’ di ferie e siamo andati in giro… Tante passeggiate sulla spiaggia (mamma mia che stellate la sera!), in bicicletta fino a Paje per la coltivazione degli orti di alghe, con il dalla-dalla all’asilo di Uzi con conseguente passeggiata nel mangrovieto al ritorno, in barca a fare il safari-blue, a Stone Town, nella foresta a vedere le scimmie rosse zanzibarine… Insomma abbiamo un po’ girovagato per il sud dell’isola.

In conclusione, credo che l’esperienza in sé vale la pena di essere fatta, l’emozione che si prova nel fare cose che magari per noi sono semplici e scontate ma che magari ad altri possono dare un ottimo sostegno è gratificante.
Stare a contatto con i bimbi e comunque con la gente del posto è davvero bello.
Al momento dei saluti (purtroppo era già tempo di tornare in Italia!) con i nostri coordinatori che ci hanno seguito, sopportato e supportato in tutta la durata del nostro campo, c’è stato un commosso saluto… Mamma mia non riuscivo più a smettere di piangere!…
Ciò significa che in quello che abbiamo fatto ci abbiamo creduto, c’è stato messo dell’impegno e del sentimento, che si era creato anche un bell’affiatamento nel gruppo… Aspetti fondamentali per la buona riuscita del campo.

Cosa rimane adesso? Tantissime cose… E pensandoci, mi viene in mente la canzone “Ricordi” dei Finley che, modificata a mio piacere sull’onda dei miei pensieri, dice:
«Credo che forse sarà il tempo a dire che,
sono stato benissimo in quel posto
e atmosfere magiche lì
(anche se la nostalgia batte i suoi colpi forte)
certe esperienze fanno crescere,
non fanno male.
Molto teoricamente
a un po’ di giorni dal rientro
tutto dovrebbe tornare normale,
e invece non svaniranno mai,
mi resteranno sempre dentro
i miei bellissimi RICORDI
di 15 giorni meravigliosi,
con nove ragazze, davvero belle persone,
momenti che ti lasciano un sorriso
una lacrima di gioia ancora in più… 

RICORDI…
Le risate e i racconti tra di noi
a colazione, pranzo e cena,
no, non svaniranno mai,
resteranno sempre miei,
soltanto miei,
RICORDI bellissimi,
pensieri e sensazioni che mi ha dato l’esperienza,
vissuta bene e con la spensieratezza dei giorni migliori».

>>> Alessandro P., volontario WHY