why_logowww_blujp

IL CAMPO VOLONTARI 2015 di BEATRICE

Conquistata dalla curiosità di fare un’esperienza di volontariato in Africa ho saputo dei progetti dell’associazione Why Onlus da un’amica. Per me non era la prima volta nel continente africano ma questa volta sarebbe stata un’esperienza molto diretta a contatto con la popolazione locale dell’isola di Zanzibar in Tanzania.

Dopo aver conosciuto i miei compagni di viaggio Fiamma, Francesca e Gualtiero e dopo aver messo a punto gli ultimi dettagli del campo volontari (il materiali da portare con noi, le attività da proporre alle insegnanti e ai bambini, …), sono partita carica di bagagli e di curiosità, consapevole di stare per intraprendere un’esperienza unica.

Una volta sull’isola il nostro gruppetto di volontari si è trasferito nel villaggio di Mtende posto nella punta a sud dell’isola dove avremmo vissuto per molte settimane in una tipica casetta in stile swahili. La nostra è diventata subito una piccola ed organizzata famiglia in cui ci si aiutava a vicenda; spesso poi la gente del villaggio veniva a farci visita per salutarci, conoscerci e farsi conoscere.

Non posso negare il fatto che, abituata come sono alle comodità della vita in Italia, ho impiegato qualche giorno ad abituarmi alla nuova rustica sistemazione e all’organizzazione scolastica di lì. Ma già dopo una o due settimane le cose hanno iniziato ad andare meglio: grazie all’affetto dimostratoci dagli abitanti di Mtende e grazie ai miei compagni d’avventura volontari attivi e volenterosi, abbiamo cominciato a riflettere sulle attività scolastiche da poter insegnare alle maestre e poco alla volta esse hanno accettato il nostro aiuto ed iniziato a collaborare ed interagire liberamente con noi. I primi giorni sono stati di osservazione diretta delle lezioni ed abbiamo così capito i metodi d’insegnamento privilegiati dalle insegnanti come ad esempio l’uso di giochi e canzoncine per ripetere i numeri ed i nomi degli animali.

Piano piano con il passare dei giorni abbiamo proposto alle varie classi nuove attività perlopiù ludiche cercando di utilizzare il più possibile l’inglese, lingua che riteniamo possa essere molto utile per tutti gli abitanti di Zanzibar in previsione di un’ulteriore sviluppo turistico.

Io e Fiamma abbiamo affiancato nelle lezioni la maestra Dazu, insegnate nella nursery, la classe dei più piccoli. Per loro le attività consistevano in giochi all’aperto o al chiuso e canzoni facili e divertenti che impiegassero anche il movimento dei bambini; oltre a ciò abbiamo proposto attività scolastiche come ad esempio la pittura ad acquerello ed i disegni con le foglie con cui abbiamo poi creato un magnifico albero che è stato appeso in classe.

Noi volontari abbiamo cercato di spingere molto sull’inglese, consci dell’importanza che tale lingua può avere per il futuro dei bambini che vogliano proseguire gli studi o cercare un lavoro in ambito turistico. Per  questo ogni giorno dopo scuola tutti noi volontari ci trovavamo con le maestre per la lezione di inglese che affrontavamo spesso con scenette, canzoni ed esercizi che potessero coinvolgere tutte le insegnanti. Spesso la lezione diventava un momento di confronto culturale fra noi e loro utilizzando l’inglese come lingua della comunicazione: si sceglievano ad esempio tematiche quali “le tradizioni”, “il matrimonio”, “le feste religiose” e dai racconti fatti si arrivava un paragone con l’uso europeo.

Per quanto riguarda la lingua locale, lo swahili, c’è da dire che se all’inizio impararla è stato difficile, in poco tempo noi volontari ci siamo appropriati di una sorta di linguaggio-base con cui esprimerci per le necessità primarie sia a scuola con bambini e maestre sia nel villaggio con i locali: sentirci parlare dev’essere stato piuttosto buffo per tutti loro ma ci si capiva a vicenda e questo per noi era l’importante!

Se all’inizio mi è sembrato difficile comprendere la cultura del luogo, i ritmi delle persone, i metodi delle insegnanti, giorno dopo giorno ho imparato ad apprezzare quella stessa cultura e quei ritmi così lenti rispetto ai nostri e, cosa ancora più importante, le insegnanti hanno iniziato a percepire noi volontari come un aiuto utile, da poter “sfruttare” a proprio vantaggio, da cui poter apprendere qualcosa di nuovo.

La vita nel villaggio è andata anch’essa via via migliorando: il calore della gente del luogo, i loro saluti e le loro visite, i loro piccoli ma apprezzati regali sono stati per noi il carburante che ci ha fatti ingranare per poter affrontare questa nuova esperienza. Non posso dimenticare le giornate in cui si andava a comprare frutta e verdura nei villaggi vicini: tra un saluto e l’altro degli abitanti, esposte sulle bancarelle in bella vista ci si  proponevano molte delizie del posto: succosi e dolci manghi, gigantesche papaie, montagnole di frutta dai vari colori e ancora chapati, katlesi, spiedini di pollo alla griglia, mais arrostito…

Porterò il villaggio di Mtende nel cuore e lo ricorderò per il gigantesco baobab sotto i cuoi rami si radunavano i vecchi del villaggio (ed il nostro fidato venditore di pane), per le sue case e vie di terra rossa, per la gente che ci salutava affettuosamente per strada, per il suo verde e per la sua spiaggia nascosta ma bellissima. Ricorderò ancora il villaggio per la sua scuola, i suoi bambini che ci seguivano ovunque per le vie sterrate del paese, sorridenti e festanti, per le insegnanti che abbiamo affiancato nel lavoro ed in generale per la sua popolazione che ha saputo fin da subito accoglierci a braccia aperti con un affettuoso Karibuni!

>>> BEATRICE C.