Martina: CONOSCERSI PER CONOSCERE, PER ESSERE VOLONTARI MIGLIORI

“Conoscersi per conoscere”. Questo era il nome del ciclo di incontri pensati quest’anno per preparare i volontari del campo 2011, e finanziati da un contributo del CSV di Trento. La formula è sempre la stessa ormai da qualche anno: 2 pomeriggi + 2 giorni residenziali durante i quali i volontari si conoscono tra loro, ascoltano le prime informazioni sul campo, risolvono eventuali dubbi tecnici del viaggio. Cosa serve, cosa portare, cosa si farà, che lavoro li aspetta… Ma l’esperienza ormai ci ha insegnato che non conta niente portare una valigia pronta ad ogni evenienza, se non si è pronti nella testa e nel cuore.
A parole sembra una banalità, ma sempre l’esperienza ci ha avvisati che in tanti non passano dalle parole ai fatti (anzi, sbuffano di fronte a certe esortazioni, salvo poi finire effettivamente col creare disagi…), e l’entusiasmo e la disponibilità verso gli altri mostrati prima del campo a volte scompaiono, rotti da aspettative infondate e dunque disattese, contrattempi mal vissuti, convivenze poco sopportate, reazioni infantili davanti ai problemi.
Un buon volontario non è quello che parte sapendo solo di “voler fare qualcosa di buono”.
Un buon volontario è quello che parte il più possibile consapevole innanzitutto di sé stesso, di ciò che può davvero dare, ma anche di ciò che non può dare. Di ciò che può ricevere, e di ciò che lo mette in crisi. Che va quindi a reagire con una certa centratura alle difficoltà che il campo volontari necessariamente comporta, tutelando la propria esperienza e quella altrui.
Quest’anno abbiamo dunque focalizzato gli incontri di preparazione più sugli aspetti interiori del campo. Abbiamo cercato di capire meglio, tutti insieme, che cosa si aspettano i volontari – da noi e da loro stessi -. Cosa possono realisticamente pensare di dare. Se l’orgoglio del “Vado a portare…” potrebbe rischiare di essere frustrato dalla sorpresa del ricevere. Se le aspettative, su se stessi o sull’esperienza, sono sensate o magari sovrastimate. Se c’è reale coscienza della possibilità che queste aspettative vengano messe in crisi, e dunque se si è pronti a far fronte alla frustrazione trasformandola magari in un momento di crescita e non di rottura sfogata sui compagni di campo, com’é accaduto in passato. Perché sono aspetti che se non vengono affrontati prima, durante il campo possono chiedere il conto.

Per fare tutto questo abbiamo avuto il piacere di lavorare insieme ad alcuni esperti, amici di WHY che ci hanno accompagnati in questo piccolo percorso, come sempre in forma assolutamente volontaria.
Fabio Cola e Leonardo Paris, formatori e psicologi, hanno proposto esercizi, confronti e riflessioni focalizzati esattamente su questi aspetti, dando preziosi consigli.
Fra Valerio ha raccontato la sua decennale esperienza in Africa, trasmettendo passione ma anche sano disincanto nei confronti dell’incontro con una realtà tanto diversa e spesso contrastante.
Chiara Parisi della Fondazione aiutare i bambini ha parlato di volontariato inteso come aspetto di vita e impegno costante, che per avere significato non può essere solo una parentesi legata ad un viaggio…

Certo, il tempo degli incontri preparatori è poco. I nostri sono stati per lo più inviti alla riflessione, suggerimenti a considerare queste cose, a farsi delle domande. Perché il campo non sia più solo un “Vado a portare…” ma un viaggio dal quale si ritorna avendo anche ricevuto (sapendo ricevere) un sacco di cose. Insegnamenti su se stessi, innanzitutto.
A noi piace così…!

> settembre 2011
> Da WHY Trento
>> Martina

Lascia un commento