POLO WHY A JAMBIANI
si comincia!

> AD OTTOBRE FINALMENTE IL VIA AI LAVORI DEL LOTTO N°1

>> GUARDA lo SCHEMA del PROGETTO

La realizzazione del Polo di WHY a Jambiani è nell’aria da tempo.
Si tratta di un’opera molto impegnativa per noi, che in fondo siamo una piccola Associazione animata per lo più da volontari e amici-sostenitori. Impegnativa sia in termini economici che dal punto di vista umano e lavorativo.
Ci vorrà tempo, per realizzarlo tutto.
Ma “chi comincia è a metà dell’opera” si dice, e finalmente ci siamo, si comincia!

I passaggi che ci hanno portati ad oggi, al primo colpo di pala nel terreno a nord di Jambiani, sono stati già laboriosi e ci hanno impegnati parecchio, ma erano necessari a dare le solide premesse per passare a questa fase operativa.

I fondi per la realizzazione del primo lotto sono stati trovati. Grazie prima di tutto alla generosità della ditta di abbigliamento Baci & Abbracci, che con la collezione realizzata per la stagione autunno inverno 2010 in collaborazione con Porche House ha raccolto e donato al progetto 48.946,00 €! (link per leggere l’articolo).
Inoltre ci sono il Comune di Trento e la Regione Trentino Alto Adige, che hanno aggiunto il denaro mancante.

Contemporaneamente alla raccolta fondi, abbiamo rivisto i disegni. Il progetto iniziale era solo una bozza approssimativa, che è stata completamente rivista e perfezionata attraverso incontri di confronto con le persone coinvolte nell’opera per trovare la collocazione giusta degli spazi, pensando alla finalità di utilizzo, e progettando locali multifunzionali che potranno adattarsi alle diverse attività che col tempo si andranno a ideare. Alcuni professionisti poi si sono occupati dei disegni definitivi.

La parte burocratica è stata forse la più lunga. Permessi, accordi, allacciamenti, controlli… Fasi necessarie ma certamente non agevoli, in un Paese dove la burocrazia è ancor più intricata di quella italiana!

Ma, come dicevamo, ci siamo. Si comincia.
La popolazione di Jambiani, che attraverso i suoi rappresentanti (autorità politiche e religiose) ha espresso grande interesse per il progetto, si è impegnata a contribuire accollandosi la prima fase dei lavori: bonifica, pulizia e sgombero del terreno dalla “foresta” che vi è cresciuta rigogliosa nel tempo trascorso tra l’acquisto e l’inizio dei lavori.
Poi la ditta appaltatrice procederà agli scavi e alla costruzione.

Ci vorrà tempo, ripetiamo, per ultimare i lavori (e quantificare il concetto di “tempo” in Africa non è immediato…!). Tempo, tanto lavoro e impegno. Ma siamo certi che i risultati non disattenderanno le aspettative.
In fondo è da qualche anno che questo progetto è nell’aria…

Era il 2008 che si cominciò a parlare di un progetto diverso dai “soliti” asili. In attesa di idee concrete, con il direttivo ed il coordinatore locale si decise di “portarci avanti” acquistando un pezzo di terra a nord di Jambiani, che nel frattempo stava diventando una zona sempre più cara.
A quel tempo – con i conti dell’Associazione sempre in rosso – era un investimento molto oneroso per noi. Un fido in banca garantito in prima persona da alcuni membri, qualche contributo, e una bella dose di azzardo pagarono il prezzo del terreno.
“Il tempo provvederà, in qualche modo” ci dicemmo.
Si è rivelata la mossa giusta.

Il terreno corrisponde a 3500m² di foresta, a poche decine di metri dal mare. In questi 3 anni, nonostante le varie difficoltà e grazie a circostanze fortuite e ai generosi sostenitori, è nato il progetto chiamato “Polo di WHY”. Sono arrivati i fondi, e la risposta alle nostre speranze è stata dunque molto positiva!

Il progetto è stato totalmente condiviso con le autorità del villaggio, sia politiche che religiose, che hanno espresso il loro parere positivo.
Vogliamo infatti che – come è nostra consuetudine fare con tutti i nostri progetti – la comunità locale condivida completamente la realizzazione dell’opera e ne sia realmente partecipe, dato che ne sarà la beneficiaria.
Ecco perché un’opera del genere, tanto complessa e partecipata, prende forma col tempo, strada facendo, muta e si adatta alle esigenze che emergono mano a mano che si procede col lavoro.
Non si tratta di non avere le idee chiare da subito sul progetto, piuttosto di avere la sensibilità di restare ad ascoltare ciò che il territorio ci chiede, base fondamentale e imprescindibile per arrivare a risultati davvero costruttivi sotto tutti i punti di vista.
Jambiani sta cambiando rapidamente. Tutta Zanzibar sta cambiando, e la sua gente con essa. I bisogni delle persone, le aspirazioni, le possibilità di lavoro sono in evoluzione, e il nostro intervento deve necessariamente tenere il passo di questi mutamenti.
Senza questa elasticità, il rischio – che sappiamo bene spesso inficia i progetti realizzati in territori complessi come l’Africa – è quello di edificare una “cattedrale nel deserto”. Grande, bella, funzionale, ma vuota ed inutile perché incapace di rispondere alle esigenze reali del contesto in cui si è sviluppata.

Attualmente, l’idea è quella di creare, oltre al “quartier generale” delle attività di WHY, una scuola professionale informale (non legata cioè a programmi o vincoli ministeriali) composta da spazi multifunzionali. Non legati ad una attività specifica quindi ma adattabili alle diverse discipline che possono essere di volta in volta insegnate. Aule e laboratori attrezzati con macchinari e strumenti didattici diversi (che verranno incrementati nel tempo, secondo le nostre possibilità) dove sia i ragazzi che hanno terminato le scuole primarie e che desiderano imparare un mestiere, sia gli adulti che vogliono approfondirlo, possano frequentare lezioni adeguate, inerenti a professioni o tematiche di vario genere. Esse potranno spaziare dall’artigianato del legno alla sartoria, dall’insegnamento di inglese e italiano all’informatica, dall’idraulica ai temi di sicurezza sanitaria infantile e per adulti, dall’edilizia alla gestione dei rifiuti (un problema che sul territorio sta diventando enorme…).
Su questi e altri temi ancora si terranno corsi specifici, limitati nel tempo (svincolandoci dalle esigenze formali degli anni scolastici ufficiali) e soprattutto sviluppati in base alle reali richieste della gente e del mercato del lavoro in loco.
Questo sistema “modulare” ci permetterà dunque di alternare i corsi anche in base al materiale didattico a disposizione e agli insegnanti coinvolti, che potranno essere sia professionisti e artigiani del posto, sia volontari italiani che vorranno scendere a portare le proprie conoscenze, per fare della propria professionalità del buon sano volontariato.

Negli ultimi anni Zanzibar ha avuto uno sviluppo consistente e per chiudere davvero il cerchio con la preparazione della scuola intendiamo poi cercare di fare rete con le varie realtà imprenditoriali locali, nate in abbondanza anche nella zona sud dove ci troviamo ma troppo spesso in modo molto approssimativo e davvero poco professionale.

Siamo convinti che questo progetto possa davvero segnare una svolta per questo territorio, non solo per la popolazione di Jambiani ma anche dei villaggi vicini. Fatta di gente che da qualche anno comincia a vivere – e subire – il forte impatto con la realtà turistica, che desidera crescere e svilupparsi, che mira a condizioni di lavoro e di vita migliori. Ma che è ancora in tempo per farlo in modo organizzato, con la necessaria preparazione e soprattutto consapevole dei limiti e dei rischi che lo sviluppo può portare in termini sociali e di sfruttamento delle risorse naturali.

Come potete vedere dallo schema riassuntivo (scaricabile ad inizio articolo) il progetto prevede anche la realizzazione di un LOTTO n°2. A suo tempo, e quando avremo i fondi necessari, vorremmo realizzare gli alloggi per i volontari che annualmente scendono per dare una mano allo staff locale nelle innumerevoli attività che svolge, e per tenere i corsi nella scuola professionale. La presenza di volontari è linfa vitale per una Associazione che nel volontariato ha sempre avuto una delle sue colonne portanti. Essi rappresentano aiuto prezioso e professionalità che non potremmo permetterci con le nostre forze economiche, sempre molto limitate!
Anche per questo, ne siamo certi, “Il tempo provvederà, in qualche modo”. Il tempo, l’impegno, la voglia di andare avanti sempre meglio.

Dal 2008 ad oggi, la nostra speranza è sempre la stessa: riuscire in questa impresa importante confidando sempre nel buon cuore delle persone che ci conoscono e che ci conosceranno!

> da Trento
>> Martina comunicazione e raccolta fondi WHY Onlus