Sicurezza alimentare e sviluppo agricolo sostenibile in tre cooperative del Distretto di Chake Chake, Pemba, Tanzania – 2017-2019

L’arcipelago di Zanzibar è una regione semi autonoma della Tanzania, è formato da tre isole: Unguja, Pemba e Mafìa; gli abitanti dell’arcipelago sono 1.303.569 su una superficie di 2.461 Km2. Pemba (“The Green Island”), seconda isola per dimensione, è la prima per importanza del settore primario. È un’isola di 984 K con circa 406.808 abitanti, situata a circa 50 Km a nordest dell’isola di Unguja (seconda isola dell’arcipelago zanzibarino) ed a 50 Km dalla costa africana, nota anche per la sua ricchezza in biodiversità e per le sue riserve terrestri e marine.

I più importanti prodotti da esportazione sono i chiodi garofano e i relativi sottoprodotti, i prodotti della pesca e dell’allevamento di alghe marine e la copra di cocco: questi prodotti coprono circa il 77% dell’export. Pesca e agricoltura sono le principali attività svolte dalla popolazione. Infatti nell’arcipelago di Zanzibar l’agricoltura occupa circa il 70% della forza lavoro ed ha un impatto diretto sulla sicurezza alimentare e sulla salute della popolazione locale (agricoltura di sussistenza). Le colture coltivate comprendono frutta tropicale e ortaggi, mentre le colture alimentari di base più importanti sono il riso, la manioca, l’arachide ed il mais. Le isole dell’arcipelago sono famose soprattutto per la coltura delle spezie, principalmente per i chiodi garofano, che sono monopolio di stato, la cannella, la vaniglia, il pepe, il cardamomo, il ginger, la lemon gras, ecc. Oltre all’agricoltura la popolazione locale pratica la pesca, l’allevamento, la coltivazione di alghe marine, la caccia e la raccolta del miele. Si sfruttano anche le risorse forestali per la produzione di carbone e per la produzione di specialità terapeutiche legate alla medicina tradizionale.

Il fenomeno associativo sull’isola di Pemba ha origini pre-coloniali, ed oggi esistono molte associazioni di produttori e cooperative agricole legalmente costituite, ma le loro capacità operative sono molto limitate a causa di una cronica debolezza gestionale e di carenze tecnico-infrastrutturali. La produzione agricola destinata alla sicurezza alimentare di Pemba è condotta su piccole superfici non specializzate, da famiglie di agricoltori organizzate anche in forma cooperativa, ma che vivono quasi esclusivamente in un regime di sussistenza. Le tecniche agricole sono tradizionali e le rese produttive sono molto basse. In particolare il riso, l’arachide, il mais ed alcuni prodotti ortofrutticoli rappresentano la parte essenziale della dieta locale. La commercializzazione dei prodotti agricoli destinata al mercato locale presenta dei limiti notevoli dovuti alle scarse tecnologie applicate nella fase di raccolta, conservazione e trasporto ed alla inefficace organizzazione delle cooperative dei piccoli agricoltori.

Il progetto si propone di creare le basi per la promozione dello sviluppo economico e sociale “bottom up” dell’Isola di Pemba.

Come? Attraverso il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali, il rafforzamento del settore cooperativo, il supporto al Ministero dell’Agricoltura locale, il miglioramento delle tecniche produttive, di raccolta, immagazzinamento e commercializzazione dei prodotti agricoli e l’istituzione di una rete permanente di interscambio tra la popolazione di Pemba e quella del Trentino.

Lo scopo principale del progetto è la ricerca di condizioni tecniche, produttive e commerciali che garantiscano la sostenibilità economica e l’autonomia finanziaria delle cooperative beneficiarie e delle famiglie ad esse associate. Dopo la fine del progetto le cooperative beneficiarie dovranno poter trovare all’interno del contesto territoriale e istituzionale locale le opportunità di sostegno e di integrazione economica che nel medio-lungo periodo saranno indispensabili al consolidamento delle iniziative cooperative. A tal fine il progetto si propone di elaborare una proposta di Organizzazione di Secondo Livello che consenta alle cooperative associate di raggiungere una massa critica istituzionale che ne accresca la capacità negoziale sia dal punto di vista commerciale che politico, almeno a livello locale.

Si può affermare che il bisogno generale a cui il progetto fa riferimento è l’autosufficienza alimentare nel quadro della lotta alla povertà. In termini specifici, il progetto tende a soddisfare le necessità di tre cooperative agricole del Distretto di Chake Chake per quanto riguarda sia le coltivazioni, aumentandone le rese e migliorando la conservazione dei prodotti, sia la loro organizzazione, elevandone le capacità gestionali.

In generale si possono i bisogni su cui il progetto mira a lavorare si possono raggruppare in tre assi principali:

  • Condizioni di insicurezza alimentare (economia di sussistenza) e insufficiente apertura al mercato
  • Cooperativismo agricolo debole e con scarsa capacità di fornire servizi commerciali e tecnici ai soci.
  • Enti locali agricoli assenti o molto deboli nel garantire servizi ai produttori.

Chi sono i beneficiari del progetto? Sono circa 105 famiglie circa, di tre Cooperative locali. Inoltre saranno beneficiati direttamente anche 90 alunni e 10 insegnanti di tre Scuole primarie di Pemba, 5 gruppi di donne per un totale di circa 45 beneficiati ed i funzionari del Ministero dell’Agricoltura che saranno fruitori delle attività di capacity building.

I beneficiari indiretti saranno gli abitanti, in particolare quelli del Distretto di Chake Chake, gli abitanti dell’isola di Pemba (406.808 abitanti) e quelli dell’isola di Unguja (896.721 abitanti).

 

Modalità di esecuzione: il Progetto sarà centrato sull’analisi dei bisogni del territorio e sarà gestito in stretta collaborazione con gli attori locali dello sviluppo. In particolare mira alla condivisione della progettazione dell’Azione con gli stakeholders locali, all’applicazione della metodologia partecipativa e all’apertura del dialogo presso le scuole; al coordinamento e sinergia con altre organizzazioni nazionali ed internazionali operanti in loco; ad un costante monitoraggio interno delle attività; ed all’affidamento a terzi del monitoraggio e della valutazione esterna

 

Per raggiungere questi obiettivi, il progetto vede la collaborazione di più organizzazioni/associazioni. Infatti oltre al lavoro di WHY onlus, ci sarà la partecipazione della Zanzibar Branch della Fondazione Ivo De Carneri (un’Organizzazione ufficialmente riconosciuta dal Governo di Zanzibar); la Fondazione Ivo de Carneri ONLUS (FIDC) che è un’organizzazione senza scopo di lucro con sede principale a Milano; la Federazione Trentina della Cooperazione (FTC)ed infine l’impresa Angeli Idraulica S.r.l. che ha precedenti esperienze di lavoro in Tanzania.

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